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06 December 2019 | Vai alla Prima Pagina

 

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26/06/2019 - Vercelli Città - Economia
ALGERIA, RINVIATO AL 9 OTTOBRE PROSSIMO IL PROCESSO D'APPELLO A KARIM ABDELLAOUI DI APRC - Intanto non si sente più niente a proposito della cessione dei 380 mila metri quadri di Area Industriale Pip - Il tempo passa
ALGERIA, RINVIATO AL 9 OTTOBRE PROSSIMO IL PROCESSO D'APPELLO A KARIM ABDELLAOUI DI APRC - Intanto non si sente più niente a proposito della cessione dei 380 mila metri quadri di Area Industriale Pip - Il tempo passa
Karim Abdellaoui, Legale Rappresentante di Aprc -

Si è conclusa in tarda mattinata di oggi, 26 giugno, l’udienza d’Appello che vede il ricorrente Karim Abdellaoui ed altri condannati in Primo Grado opporsi alla sentenza che irroga la pena di 18 mesi di reclusione oltre ammenda, comminata lo scorso 19 marzo.

Dopo il rinvio del 22 maggio scorso, a causa dell’assenza dell’imputato, oggi Abdellaoui si è presentato visibilmente claudicante, al punto che si è dovuto sostenere con l’ausilio di un supporto.

Da qualche tempo, purtroppo, il manager franco algerino, Legale Rappresentante di Aprc, non sarebbe in perfette condizioni di salute.

La prossima udienza il 9 ottobre 2019.

Abdellaoui si fermerà in Algeria almeno fino a domani, quando lo attende un altro appuntamento.

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Le vicende giudiziarie della persona, ovviamente, non interessano in quanto tali: in ordine ad esse non si può che augurare all’interessato di riuscire a dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati dalla Magistratura Algerina.

Risulta che queste cose interessassero parecchio, un tempo ed invece, la Pubblica Amministrazione italiana e soprattutto quegli Enti con i quali il Legale Rappresentante di un’Impresa si accingesse a firmare contratti.

Specie se contratti del valore di milioni di euro.

Se le cose fossero rimaste come un tempo, onerato delle verifiche sarebbe stato il Dirigente del Settore, nell’ambito del Comune di Vercelli, che avrebbe potuto acquisire i certificati previsti: carichi pendenti, e casellario.

Si tratta di Giuseppe Scaramozzino.

Se Scaramozzino non ha chiesto niente, è appena ovvio che Karim Abdellaoui non abbia spontaneamente portato nessuna certificazione.

Nè è certo compito degli Organi di Informazione rendere edotta la Pubblica Amministrazione.

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Ma soprattutto, passato tutto questo tempo, a Vercelli non si è ancora – che si sappia – avvertito un refolo di vento a proposito degli insediamenti in Area Pip Roggia Molinara.

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Merita dunque riepilogare i fatti.

L’8 aprile scorso la Giunta ha approvato (e subito il Dirigente di Settore Giuseppe Scaramozzino siglato) il compromesso che formalizza l’assegnazione di 380 mila metri quadri di terreno in Area Industriale Roggia Molinara (attigui ad Amazon) alla società “Sviluppatore di Logistica” Aprc di Lione.

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Questi, in sintesi, i dati “macro” dell’iniziativa, per ciò che fino ad ora ne ha potuto conoscere l’opinione pubblica.

Non solo l’opinione pubblica.

Non va, infatti, dimenticato, che proprio in data 9 aprile (il giorno dopo la firma del compromesso) 17 Consiglieri Comunali (la maggioranza) di quelli che allora componevano l’Assemblea cittadina, presentò una richiesta di convocazione urgente del Consiglio Comunale.

Richiesta che fu rigettata dall’allora Presidente del Consiglio, Manuela Naso, adducendo il motivo che si fosse in periodo di sospensione pre elettorale della funzionalità degli organi deliberanti.

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DAL 24 LUGLIO AL 7 DICEMBRE 2018: TERRENI FERMI.

 

Dunque per ora nessuno sa altro, se non la seguente successione di fatti, come risultano dalle decisioni pubblicate.

Primo step: il 24 luglio 2018 la Aprc di Karim Abdellaoui protocolla al Comune di Vercelli la “manifestazione di interesse” per l’acquisizione dell’area, in via esclusiva.

Cioè interessa – o tutto o niente – l’intera superficie di 380 mila metri quadri.

Gli ultimi rimasti del milione e mezzo di metri quadri urbanizzato negli anni tra il 2006 ed il 2009, acquistando – da parte del Comune – i terreni di Larizzate che erano di proprietà dell’Asl.

Il precedente 23 luglio aveva presentato analoga richiesta la ARaymond di Carisio.

E nel giugno ancora precedente la Alsco di Lodi.

Le ultime due avevano – complessivamente – richiesto un po’ meno di 200 mila metri quadri, sicchè ne sarebbero rimasti altri disponibili.

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Da subito si capì che per i due concorrenti di Abdellaoui le cose si mettessero male.

Si arriva al 7 dicembre 2018 e la Giunta decide di assegnare i terreni proprio alla Aprc: si diffonde rapidamente che i futuri insediamenti potrebbero occupare fino a 1.500 dipendenti, assunti a tempo indeterminato entro il 2020.

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POSTI DI LAVORO: SOLO UNA PREVISIONE,

UN OBBIETTIVO E  NON UN IMPEGNO

La previsione non rappresenta – come vedremo e come si può leggere nel compromesso allegato in jpg al termine dell’articolo – un impegno da parte di Aprc.

Ma un “obbiettivo” che si definisce in virtù dell’applicazione di un “parametro”.

Cioè: si prevede di costruire capannoni di 190 mila metri quadri per Imprese clienti di Aprc se e che vorranno insediarsi a Larizzate.

Secondo: nel settore della Logistica avanzata (detta 4.0) di solito c’è un parametro, indice dell’occupazione degli stabili.

Se i capannoni misurano 190 mila metri quadri, gli occupati sono – a seconda del tipo di operatività sviluppata – tra gli 800 ed i 1.500.

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DAL 24 LUGLIO 2018 ALL’8 APRILE 2019: TERRENI FERMI

 

Ma Aprc – come chiaramente riconosciuto da Pino Scaramozzino – “si prende” quattro mesi di tempo, dal 7 dicembre, data della delibera all’8 aprile successivo, per organizzarsi.

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Si incominciano a contare i mesi: dal 24 luglio all’8 aprile sono già quasi nove mesi nel corso dei quali il terreno è bloccato, il Comune non vede un euro di caparra e tantomeno di capitale per acquistare effettivamente i terreni e, soprattutto, non si pianta un chiodo per aprire i cantieri e – almeno – fare lavorare le imprese edili e indotto.

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DAL 24 LUGLIO 2018 AL 9 DICEMBRE 2019:

TERRENI FERMI

 

Arriva la data dell’8 aprile e si firma un compromesso (cioè solo un preliminare di vendita) che assegna ulteriori 9 mesi di tempo alla Aprc per acquistare effettivamente il terreno.

Significa che – dal 24 luglio 2018 fino al 9 dicembre 2019 – i mesi nel corso dei quali di quei terreni null’altro si può fare, se non aspettare cosa decida Aprc, diventano quasi 18.

Ma l’8 aprile Aprc non versa la caparra (di cui alla delibera di Giunta del 7 dicembre) nelle casse del Comune.

Si tratta del 5 per cento sul valore della transazione, cioè della compravendita, pari a 6 milioni di euro: 300 mila euro circa.

Costituisce, invece, un deposito di 300 mila euro a garanzia dell’operazione, presso il Notaio incaricato del Rogito.

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La differenza tra una caparra di 300 mila euro versata nelle casse del Comune e una cauzione dello stesso importo costituita da un Notaio la conoscono tutti, non facciamo il torto al Lettore di crederlo così estraneo a questi argomenti.

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A valle della firma del compromesso – l’8 aprile – si tiene però, presso il Comune di Vercelli, anche un incontro di Aprc con alcuni rappresentanti del mondo economico, nel corso del quale una previsione di cronoprogramma trapela.

E le intenzioni sarebbero dunque state: entro 3 mesi la pubblicazione dei bandi per chiedere al sistema delle Imprese ( edili e di settore ) di formare offerte per la costruzione dei capannoni.

A fine anno, poi, la firma del contratto vero e proprio di acquisto dei terreni del Comune ed il versamento dei 6 milioni di euro.

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Perciò, da gennaio 2020 – è lecito supporre -  il via ai cantieri.

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È vero che i tre mesi dall’8 aprile scadono l’8 luglio, ma – oggi che è il 26 di giugno – i bandi non ci sono.

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Nel frattempo rimbalzano dalla Francia le notizie che vedono Aprc soccombente in una controversia stragiudiziale arbitrale, nella quale è Parte Convenuta una Società partecipata pubblica algerina, la Logitrans.

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Questi i termini della questione, come siamo stati capaci di riassumerla.

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Come si vede, la nuova Amministrazione di cose da mettere a fuoco ne ha, almeno le seguenti.

La prima: si ha già un’idea delle Imprese che vorrebbero insediarsi a Vercelli?

Perché è vero che la Aprc ha chiesto che sia tutto secretato, ma negare alla parte promissaria venditrice di conoscere chi si porti in casa, forse è un po’ troppo.

La seconda: visto che, magari, non tutte le ciambelle sono riuscite col buco, forse la Aprc intende – come il compromesso le consente – rivendere il contratto con Vercelli ad altra Società “del Gruppo”?

Poi, sapranno gli Avvocati cosa voglia dire la locuzione “del Gruppo”, ma questa è materia, appunto, per gli Avvocati, non certo per umili cronisti.

La terza: la provvista finanziaria per la realizzazione dei capannoni (non vogliamo nemmeno ipotizzare per un momento che Aprc non abbia in proprio i 6 milioni di euro per l’acquisto dei terreni) come e da chi sarà garantita?

Dalla stessa Aprc, dal ricorso al credito, da un fondo di investimento immobiliare, dai Clienti con l’anticipo sull’ordine?

E’ vero che – queste ultime - non sono questioni che possano riguardare il Comune, ma di queste si è parlato nei vari incontri, quindi è chiaro che sia stata la stessa Aprc a formulare alcune ipotesi.

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Che dire?

Buon lavoro a tutti: difficile però che l’augurio possa rivolgersi ai 1.500 occupati, quanto meno entro il 2020.

 


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