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15/07/2013 - Santhiatese e Cavaglià - Politica
ALICE CASTELLO – Alla Festa Democratica Fausto Raciti e Gianfranco Morgando delineano i passi necessari all’avvicinarsi del Congresso del partito
ALICE CASTELLO – Alla Festa Democratica Fausto Raciti e Gianfranco Morgando delineano i passi necessari all’avvicinarsi del Congresso del partito
Da sinistra Andrea PAcella, Fausto Raciti, Gianfranco Morgando e Giovanna Giordano

Ieri, domenica 14 luglio, alle ore 18, è avvenuto l’ultimo incontro della Festa Democratica, che proprio ieri si è chiusa in bellezza con “Il Pd che vorrei – il nostro viaggio verso il Congresso”. Ad avviare i lavori, la Coordinatrice del Circolo Pd di Alice Castello Giovanna Giordano. Questa introduce l’argomento in questione con un’appassionata analisi della situazione che ha portato il Pd a perdere le ultime elezioni politiche. E’ necessario, secondo Giordano, che il partito diventi un’unità compatta, senza spaccature e correnti contrapposte, sia a livello nazionale che locale, e per riuscire in questo intento il Congresso sarà fondamentale, partendo dai congressi dei circoli e delle province.

Dopo Giovanna Giordano la parola passa ad Andrea Pacella, della Direzione Nazionale del Pd, che pone ai due relatori principali, Fausto Raciti, Segretario Nazionale Gd, Deputato del Pd e Gianfranco Morgando, Segretario Regionale del Pd Piemonte, la prima delle due domande su cui si struttura l’incontro: quali azioni dovrà impostare il prossimo congresso per dare al partito quel cambiamento necessario? Il primo a parlare è Gianfranco Morgando, che si dice d’accordo con la proposta del Segretario Epifani di effettuare, prima del congresso nazionale, i congressi locali, dei circoli e delle province, poi delle regioni: questo perché è oggi sempre più necessario che, secondo Morgando, il partito prenda coscienza del suo ruolo di mediatore tra il territorio ed il governo, e quindi si faccia veramente portavoce dei cittadini ascoltando prima loro, e poi decidendo le linee politiche da mettere in atto. Il Segretario regionale sottolinea anche però la necessità di fare in modo che i circoli, nel prendere decisioni congressuali locali, tengano conto, non solo dei problemi locali, ma anche della situazione del partito a livello nazionale.

Un altro punto fondamentale che Morgando tiene ad evidenziare è la natura errata del concetto per cui l'azione del partito politico si debba esaurire nell'azione di governo: è necessario, oltre a delineare una strada di governo, agire anche a livello locale, nella sua varietà, al di fuori dell’attività amministrativa, in un’ottica di partecipazione civica, sempre più fondamentale nella nostra società. L’ultimo punto su cui si concentra il primo relatore è, quindi, sensibilizzare la cittadinanza alla partecipazione politica, alla militanza di partito, così da riportare davvero la popolazione in primo piano nella democrazia.

La parola passa allora all’altro relatore, Fausto Raciti, che sottoscrive i temi trattati da Morgando ed aggiunge alcune riflessioni. Esistono ancora nel partito da esaminare ed eliminare, due spinte “Schizofreniche”, inquadrate nel correntismo e nel territorialismo: la prima consiste nell’insieme delle varie correnti esplose all’interno del partito dopo la sconfitta di Walter Veltroni alla prima uscita politica del Partito Democratico; la seconda è descritta come la permanenza di correnti del passato all’interno del partito per quanto riguarda le particolarità locali, che impedisce di poter scegliere un eventuale segretario, svincolandolo dalla corrente, ormai obsoleta, da cui proviene. Il secondo aspetto sottolineato da Raciti, molto importante nella sua riflessione, riguarda ciò che rischia di rendere impossibile comprendere il dibattito nel partito, e cioè l'incapacità di dare una spiegazione condivisa al risultato delle ultime elezioni politiche. E’ infatti impossibile, secondo Raciti, affrontare in modo unito e condiviso il dibattito congressuale, se all’interno del Pd Se non si è in grado di essere uniti nel condividere il fatto che le ultime elezioni politiche hanno prodotto una sconfitta. Fondamentale è riflettere su quali siano stati gli errori principali nel prepararsi e nell’affrontare l’appuntamento elettorale.

A questo punto la parola torna ad Andrea Pacella, per la seconda domanda fondamentale dell’incontro: perché le elezioni hanno descritto una sconfitta? Cosa è venuto meno nei processi elettorali?

Risponde questa volta prima Raciti: “È necessaria un'analisi un po' più profonda delle motivazioni per cui effettivamente abbiamo perso le elezioni. Credo che sulla base di queste analisi si debba sviluppare il lavoro di congresso. Abbiamo mancato la possibilità di far emergere un profilo capace di interpretare fino in fondo il nostro ruolo e di compilare un'offerta politica in grado di soddisfare i cittadini”. 

Inoltre, secondo Raciti, nel corso degli ultimi 4 anni il Pd non è stato in grado di proporsi come forza politica moderna ed europea, una forza che rispecchiasse le necessità di coloro che più hanno bisogno di un cambiamento. Infine, un terzo elemento è che, durante il governo di Mario Monti, è prevalsa l'idea di una sinistra come cuscino tra le prese di posizione economiche che la crisi economica richiede e i cittadini che subiscono le manovre, e questo è stato un limite alle elezioni: non ha permesso al partito di poter esprimere un programma di riforme politiche efficacie che rispecchiasse i problemi della cittadinanza. 

Tocca poi nuovamente a Gianfranco Morgando, il quale propone alcune riflessioni interessanti. Secondo il Segretario, un partito politico vince le elezioni non grazie ai progetti a breve termine, ma grazie ad idee di fondo che impostano e incorniciano il partito, che possa così diventare riconoscibile al di la delle scelte di governo. Il congresso deve servire a trasmettere proprio queste idee di fondo, non l'elenco delle azioni di governo a breve termine: “Quindi, probabilmente, in campagna elettorale non siamo stati in grado di esprimere un modello di partito con un'idea culturale e sociale di fondo. Dobbiamo recuperare la capacità di esprimere un messaggio attrattivo per larghe parti della società”.

A conclusione dell’incontro alcune domande dal pubblico, che portano i due relatori ad approfondire alcuni temi precedentemente trattati, sottolineando le necessità imminenti in vista del congresso.

La Festa si conclude alle 22, con un’esibizione di tango argentino grazie alla scuola di Gianluca Berti e Federica Bolengo dell’Accademia Milongueando, econ i migliori propositi per il futuro della sinstra locale e nazionale.

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