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29/07/2012 - Biella - Cronaca
BIELLA – “Quella notte sulla Concordia..”, il racconto commosso del naufragio del Giglio nei ricordi di chi l’ha vissuto in prima persona, il biellese Adriano Bertaglia.
BIELLA – “Quella notte sulla Concordia..”, il racconto commosso del naufragio del Giglio nei ricordi di chi l’ha vissuto in prima persona, il biellese Adriano Bertaglia.
Adriano Bertaglia

Sono passati ormai alcuni mesi dalla tragedia della quale ormai si è detto tutto e che ha sconvolto il mondo, portando alla morte di 30 persone (più due dispersi) nelle acque di fronte all’isola del Giglio. Le responsabilità sono ancora da individuare in maniera definitiva e senza margini di errori. Per poterlo fare le varie azioni legali intraprese si stanno avvalendo anche delle preziosissime testimonianze di chi è stato, suo malgrado, protagonista involontario di questa triste vicenda. Fra di essi vi è anche il biellese Adriano Bertaglia che, con la moglie Francesca Scaramuzzi e altre quattro persone, ha vissuto quelle ore terribili, tra paura e smarrimento, sulla nave da crociera Concordia, la cui gigantesca sagoma ancora oscura le scogliere del Giglio, come un’ombra che continua abitare i ricordi di chi era lì e ha visto.

«E pensare che non ero mai andato in crociera – ci racconta Bertaglia, noto nel biellese poiché tra i fondatori del Rugby Biella e attuale team menager della società che milita nel torneo di serie B – volevo togliermi li sfizio. E così abbiamo deciso, con mia moglie, mio cugino

Sergio Amarotto e sua moglie Loredana Perino, originaria di Netro, di fare questo viaggio nel Mediterraneo.» Cos’è successo quella maledetta notte? «Era filato tutto liscio durante i giorni precedenti, ormai eravamo agli sgoccioli, saremmo stati sbarcati l’indomani in Liguria e ci saremmo tutti salutati ricordando solo i bei momenti di divertimento e relax che avevamo passato fino a quel momento. Nessuno immaginava ciò che stava per accadere.» Bertaglia cambia espressione e i fantasmi di quella notte iniziano ad affiorare. «Avevamo cenato al primo turno, eravamo già in cabina e stavamo guardando la televisione. L’orologio segnava le 21,40 circa. All’improvviso un boato sordo ma lontano e una scossa, spaventosa. Ci siamo guardati in faccia e abbiamo pensato che la nave si fosse semplicemente insabbiata o avesse sfiorato il fondale, poiché continuava a procede. È stato subito blackout elettrico certo, e le luci di emergenza si sono accese. La voce dall’altoparlante ci ha assicurato che si trattava solo di un problema tecnico e che non c’era nulla da temere. Ma qualcosa non andava: la Concordia ha cominciato a sbandare sensibilmente. Io e mio cugino siamo saliti sul ponte di coperta e ci siamo accorti, come molti altri, che la nave era fuori controllo.» Ancora nessun allarme. «Siamo tornati in cabina e abbiamo atteso. Improvvisamente le luci si sono spente definitivamente, il buio totale era illuminato solo dalle luci dell’Isola, incredibilmente vicina. Finalmente, dopo un’ora e dieci minuti dall’impatto, è stato dato l’allarme.» Ha inizio la parte più drammatica del racconto di Bertaglia: «Io non ho visto grandi scene di panico. Arrivati sul ponte, ci siamo accorti che le scialuppe di salvataggio erano già tutte piene: in pochi infatti avevano atteso l’allarme, la maggior parte dei passeggeri era già lì. La nave si stava già paurosamente inclinando, è allora che ho visto molte persone gettarsi in mare, molte delle quali si sono procurate brutte fratture proprio urtando contro la murata della nave ormai eccessivamente esposta. Io, mia moglie e i miei cugini siamo riusciti ad imbarcarci su di un atollo sulla parte opposta della nave e ancora mi vengono i brividi se penso che il nostro mezzo di soccorso è l’ultimo ad essere partito dalla Concordia.»

E in tutto questo l’equipaggio che ruolo ha avuto? «L’equipaggio non si è mai visto in quei momenti di emergenza assoluta. Molti professionisti che lavoravano sulla Concordia si sono prodigati per darci una mano, dai camerieri ai musicisti: chi avrebbe dovuto coordinare il nostro salvataggio ci aveva lasciati soli, non abbiamo visto nessun ufficiale.» Tanto meno il comandante. «Non parliamone: dopo essere giunti a riva, dove già ci aspettavano i nostri compagni di viaggio,

Costantino Ferro e Loredana Feriali di Tollegno, ed essere stati accolti così calorosamente dagli abitanti del Giglio, abbiamo passato la notte nella chiesa dell’isola. Ho passato la notte seduto nel confessionale e non vi dico la rabbia quando ho saputo il giorno dopo che il comandante dormiva tranquillo in uno degli hotel messi a disposizione.» Già, il comandante. «Schettino si è presentato durante la tradizionale serata con il comandante: mostrando orgoglioso un tappo di bottiglia diceva che i radar della Concordia avrebbero potuto individuarlo a duecento metri. E poi siamo andati a sbattere contro un’isola.» Ora cosa succederà? «Ci era stato proposto un rimborso di 14mila euro, inizialmente pensavamo potesse essere una buona soluzione, poi abbiamo scoperto che si sarebbe trattato di soli 10mila: pensate che per ottenere gli altri 4mila era necessario presentare denuncia di sinistro entro 24 ore dall’accaduto. Ovviamente impossibile. Una beffa. Sono in corso azioni separate contro la Costa Crociere da parte di alcuni passeggeri e una vera e propria class action, di cui facciamo parte, insieme al Codacons contro la Carnival, società americana che gestisce Costa. Vedremo cosa accadrà.»

La paura ha ormai lasciato il posto alla rabbia nel cuore di Bertaglia e dei suoi amici e famigliari: com’è possibile non tanto commettere un errore di navigazione, ma abbandonare così tante persone al loro destino? Questa è la domanda che tutti si pongono, alla quale si spera in tempo rapidi la Giustizia saprà dare una risposta.

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