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12/07/2018 - Vercelli - Enti Locali
DALL'ABOLIZIONE DEI VITALIZI A QUELLA DEI DOPPI INCARICHI - Se i politici non cambiano le cose, è la gente a cambiare politici - Chi non saprà abolire i doppi incarichi potrà tranquillamente cambiare mestiere
DALL'ABOLIZIONE DEI VITALIZI A QUELLA DEI DOPPI INCARICHI - Se i politici non cambiano le cose, è la gente a cambiare politici - Chi non saprà abolire i doppi incarichi potrà tranquillamente cambiare mestiere

( g. g. ) - Abolizione dei cosiddetti “vitalizi” devoluti agli ex Parlamentari della Repubblica.

Oltre 1.240 “Onorevoli” (il titolo di Onorevole lo si conserva anche se non si è più Deputato, né Senatore) che non fanno più parte delle Camere.

Il vitalizio è la somma di denaro, aggiuntiva rispetto alle pensioni percepite in ragione delle attività professionali dei singoli, che l’ex Parlamentare percepisce a vita e dopo di lui – una sorta di reversibilità – i familiari superstiti.

Abolire questo privilegio è un successo senza precedenti del Governo e del nuovo Parlamento: in particolare del Movimento5Stelle e della Lega Nord.

Risolvono il problema illustrato dal Gran Libro del Debito Pubblico i 40 milioni di euro l’anno risparmiati, che non percepiranno più i Parlamentari emeriti?

Forse sì, forse no: sono comunque un segno importante che la gente si attendeva.

Un simbolo.

Un simbolo soprattutto della credibilità di un ceto politico nuovo che in poco più di 120 giorni ha fatto ciò che altri non era mai riuscito a fare.

***

L’abolizione del vitalizio agli ex Parlamentari c’entra qualcosa con l’abolizione della pratica imbarazzante di devolvere a Dirigenti comunali e provinciali, qui a Vercelli, somme di 20 mila euro l’anno e più, aggiuntive rispetto allo stipendio (già nell’ordine dei 100 mila euro l’anno) percepito per il normale lavoro presso l’Ente.

Non c’entra niente.

Il comun denominatore tra le due situazioni è che entrambe sono un simbolo.

Di entrambe la gente chiede – pretende – l’abolizione.

Per entrambe un ceto politico vecchio ed antistorico ha traccheggiato per anni, intrappolato com’è nel reticolo di relazioni tra Amministratori eletti e Amministratori di carriera.

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Giova ricordare, a proposito dei doppi incarichi che sono la cifra di un modo di amministrare, in particolare del Comune di Vercelli, ma non ne è esente neppure la Provincia, che si tratta di situazioni assai difficili da giustificare con motivi di efficienza e funzionalità degli Enti.

Quando un Ente ha bisogno del dipendente di un altro Ente, esiste l’istituto del Comando.

Significa che io – Ente A – ti mando il mio dipendente se tu – Ente B – ne hai bisogno, e poi ti fatturo il tempo che ha lavorato per te e tu, Ente B, mi rimborsi.

Il dipendente prende un solo stipendio.

Lavora un po’ in un posto, un po’ in un altro: al limite, si fanno ore di straordinario in più e queste sono sacrosantamente retribuite.

Ma questo è, appunto, il “Comando”.

Perché il sistema concepisce modalità virtuose per sovvenire tra Enti alle esigenze reciproche.

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Con i doppi incarichi, invece, si moltiplicano gli stipendi.

Perché – si dice – se l’Ente B ha bisogno di un dipendente dell’Ente A, può avvalersi della collaborazione fuori dall’orario di lavoro.

Non un minuto in sovrapposizione.

Si “stimbra” dall’Ente A quando si esce e si timbra di nuovo quando si rientra.

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A parte che sarebbe bello vedere la scacchiera di orari ritagliati ad hoc, per garantire lo slalom, su quelle cartoline di presenza.

Ci si domanda quale garanzia di efficienza ancora possano pretendere gli Enti “invianti”.

I casi di Vercelli sono noti.

Silvano Ardizzone, Ragioniere Capo, è anche Direttore dell’Azienda Farmaceutica e contabile del Covevar.

Sono 20 più 20 mila euro l’anno circa, oltre ai circa 90 mila dello stipendio di Ragioniere Capo del Comune di Vercelli.

Fausto Pavia, Segretario Generale, anch’egli Dirigente al Covevar, per altri 20 mila euro, oltre i 100 che già prende come Segretario Generale di Palazzo Civico (tra l’altro: per farsi trovare impreparato di fronte al famoso parere del Prefetto Perrotta sul numero legale delle sedute consiliari).

Il caso di Gabriele Ferraris è poi forse unico nel panorama regionale, perché il Dirigente al Personale e Appalti, cumula incarichi come componente dei “Nuclei di valutazione” di altri Enti pubblici.

Il nucleo di valutazione è l’Organismo formato da Tecnici che non fanno parte della stessa Amministrazione, per valutare appunto l’operato dei propri dipendenti.

E’ appena arrivato, ma un bel Nucleo di Valutazione se l’è preso anche il nuovo Dirigente della Cultura e Sport, Renato Bianco.

Per non dire di Enrico Razzano, uno dei pochi dipendenti in organico al Settore Ecologia, che fuori orario fa il Segretario di Consorzi Irrigui locali.

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Si dice fuori orario: tutto un origami tra ferie e permessi non retribuiti.

Uno prende mezza giornata (o una giornata, per esempio il venerdì) di ferie (saremmo curiosi di conoscere in quale Azienda private sarebbe possibile un simile taglio sartoriale di congedi) e via all’altro incarico.

E nell’altra mezza giornata come vivrà il proprio tempo di lavoro?

Qual è la concentrazione che è possibile dedicare?

Per non parlare della prestazione fuori orario dei Dirigenti: e se arriva una telefonata che invece – mentre sei al lavoro per il Comune di Vercelli – ti propone un problema del Covevar?

Si vede che in Comune il Sindaco è convinto che il Dirigente la respinga; idem in Via San Cristoforo il Presidente della Provincia.

Che dica qualcosa come: guardi, non mi disturbi, richiami oggi pomeriggio quando avrò stimbrato dal Comune e timbrato per il Covevar prima di ritimbrare per il Comune?

Chissà.

***

Resta il fatto che le Amministrazioni (la prima a codificare il sistema è stata quella di Andrea Corsaro, ma l’attuale ne ha fatto una vera festa dei doppi incarichi) le quali non siano in grado di organizzare politiche del Personale non più bisognose di prestazioni a doppio incarico possono tranquillamente passare la mano.

Se un Amministratore non è capace ad organizzarsi, ad abolire questa pratica imbarazzante, a tenere in servizio nel proprio Ente e solo nel proprio Ente un Dirigente, può tranquillamente cambiare mestiere.

Non sarà rimpianto.

Se non dimostreranno di sapere cambiare, saranno i cittadini a cambiare loro.

Tantomeno dai tanti giovani ai quali questi doppiolavoristi a cinque zeri impediscono di fatto di sperare in qualche assunzione per posti ora coperti “a scavalco”.

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