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08/10/2018 - Vercelli Città - Cultura e Spettacoli
VERCELLI - La condizione femminile dall'antichità a oggi- Patrizia Giunti ha aperto il ciclo di conferenze sulla figura femminile e gli stereotipi di genere - Si inizia l'anno dell'Associazione di Cultura Classica
VERCELLI - La condizione femminile dall'antichità a oggi- Patrizia Giunti ha aperto il ciclo di conferenze sulla figura femminile e gli stereotipi di genere - Si inizia l'anno dell'Associazione di Cultura Classica

(Nadia Rosso) Ad aprire il ciclo di conferenze organizzato dall'Associazione Italiana di Cultura Classica di Vercelli, quest’anno dedicato alla figura femminile, è stata Patrizia Giunti, professore ordinario di Diritto Romano presso l'Università degli Studi di Firenze, con un intervento dal titolo ‘La condizione femminile in Roma antica: tra regole giuridiche e percezioni sociali’, di fronte a un numeroso e attento pubblico, presso l'Aula Magna dell'Università del Piemonte Orientale, lunedì 1 ottobre alle 17.30.

 Come di consueto, la presidente della delegazione vercellese di Cultura Classica Maria Pia Saviolo Magrassi ha presentato l’ospite delineandone i principali interessi di ricerca che ruotano intorno alla figura femminile -per citare uno dei numerosi contributi Il ruolo sociale della donna in età imperiale- e ha introdotto l’argomento della serata partendo dal celebre aforisma di Honoré de Balzacil test della vita femminile sarà sempre uguale: sentire, amare, soffrire, sacrificarsi’, passando per il recente volume di Tiziana Ferrario Orgoglio e pregiudizi e tracciando le principali tappe che segnano la condizione femminile nell’antica Roma.

 

La prof. Giunti ha iniziato il proprio intervento, dedicato alla non uniformità di statuti femminili nel mondo antico, con una considerazione preliminare circa la difficoltà dell’argomento visto il fiorire negli ultimi decenni della letteratura di genere. Per dimostrare l’assunto secondo cui la condizione della donna romana si caratterizza per una ‘maggior dignità’ rispetto alla donna greca, la studiosa sceglie la teoria della riproduzione come indicatore del ruolo passivo della donna greca che dal punto di vista biologico, secondo Aristotele, ha il solo compito materiale di alimentare il seme maschile; tale visione è confermata da Eschilo nell’Orestea (458 a.C.) in cui Oreste viene assolto per il matricidio in quanto non è la madre che genera la vita ma il padre.

 

A pochi anni di distanza, nel 451 a.C., a Roma vengono pubblicate le Dodici tavole in cui la donna al pari dell’uomo gode del diritto soggettivo all’eredità. Se a Roma a entrambi i generi è riconosciuta l’identica attitudine alla titolarità dei diritti, differente è l’attitudine all’esercizio dei diritti, come confermato da Papiniano nel Digesto.

 La capacità femminile di agire conosce il limite dell’auctoritas di un tutore e una numerosa serie di prescrizioni giuridiche precludono alla donna specifiche attività. Ma il limite più significativo riguarda il piano politico: la donna gode di cittadinanza romana ma pur essendo cittadina non ha diritti politici, non ha accesso allo spazio pubblico dove si riunisce l’assemblea politica, non può votare né svolgere incarichi politici. Esemplare a riguardo è la motivazione addotta dai tribuni a sostegno dell’abrogazione della Lex Oppia che vieta alle donne l’esibizione del lusso: le donne, non avendo né magistrature né trionfi militari, hanno soltanto il culto dell’esteriorità che le rende più accondiscendenti.

 Questa logica della compensazione rispetto alla mancanza di un riconoscimento sul piano politico-civile trova massimo riscontro sul piano familiare: i due ruoli che determinano un riconoscimento ed una gratificazione femminile sono la cura dei figli e la custodia della casa, come testimonia un’epigrafe del II sec. a.C. nota anche come ‘io Claudia’, la cui suggestiva lettura di Roberto Sbaratto ne ha accentuato la bellezza. Una delle figure più celebri della letteratura che risponde a questo stereotipo è certamente Cornelia, madre dei Gracchi, donna coltissima, la cui cultura è finalizzata esclusivamente all’educazione dei figli che secondo il noto aneddoto (Val. Max. IV 4) sono i suoi gioielli.

 

L’investimento che si fa sulla cultura femminile è finalizzato del tutto alla logica familiare. Ma questo modello che relega la donna al ruolo di madre e moglie -come sottolinea la professoressa- non ha esclusiva conferma nelle fonti che attestano una certa mobilità: le donne sono titolari di un sacerdozio, in ambienti provinciali ricoprono ruoli di rilevanza sociale e si dedicano ad attività imprenditoriali. A spiegare questo duplice aspetto, la studiosa brillantemente argomenta che a Roma «c’è una diseguaglianza formale al di sotto della quale materialmente operano condizioni di assimilazione e omologazione che alla fine consentono di superare questi criteri formali di diseguaglianza». 

La studiosa sottolinea come dalle testimonianze letterarie narrate da voci maschili si ricava la costante presenza femminile nella creazione della politica romana, di cui l’esempio più noto si ha senz’altro nel passaggio dalla fase monarchica al regime repubblicano che avviene attraverso la violenza subìta da Lucrezia. Ciò dimostra che nell’immaginario maschile, e non solo, la donna arriva prima all’eguaglianza politica che all’eguaglianza familiare: infatti, nel contesto matrimoniale il confine di genere continua ad essere insuperabile, come emerge dall’inclusione ciceroniana (rep. I 67) tra gli esempi di sovvertimento dell’ordine naturale delle cose dello scambio di ruoli tra vir e uxor, paragonato per stranezza al cedere il passo all’asino che attraversa la strada.

 Dunque la vera barriera non superata neppure in termini di immaginario, di cultura sociale e di percezione è paradossalmente la barriera nel nucleo familiare, discriminazione che ha avuto una capacità di sopravvivenza tale da arrivare fino ai nostri giorni, come attesta il difficile percorso che ha portato all’inclusione dell’Articolo 29 nella Carta Costituzionale che quest’anno celebra i 70 anni, e alla successiva abolizione della potestà maritale.

In attesa del prossimo incontro che si terrà il 26 novembre, è possibile rivedere la conferenza sul sito www.lett.uniupo.it/cultclassica.

 


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