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14/12/2017 - CONCERTO DI NATALE - Al Carcere di Billiemme 'Ero carcerato e siete venuti a trovarmi'

Concerto di Natale from Guido Gabotto on Vimeo.

“Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria”.
E’ l’appuntamento finale, ultimo, che dà senso a tutte le cose.
In quel momento qualcuno sarà sorpreso di trovarsi alla destra del Re, dalla parte opposta a chi il Pastore confina e condanna invece eternamente alla compagnia dei capri.
Perché proprio a me questo privilegio, questo premio?
Così si domanda chi abbia avuto lungo la propria vita il dono dell’umiltà.
Conosciamo la risposta che dà ragione e senso a tutto, parendo persuasiva e plausibile anche all’umana capacità di comprendere e così si viene a sapere che quella grazia è dispensata:” Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”.
***
L’Evangelista San Matteo ci offre una scelta accurata dei vocaboli e delle espressioni, sicchè non possiamo rinunciare ad una ricerca che, pur eludendo il nostro dominio, forse esige il nostro – di tutti - contributo.
Se “visitiamo” l’ammalato, andiamo invece a “trovare” chi è ristretto in carcere.
E possiamo trovarlo solo cercandolo.
Perché non si trova ciò che non si cerca e si cerca ciò che può sembrarci utile a rinvenire negli sguardi che non possiamo leggere guardando occhi incontrati tutti i giorni, una verità altrimenti velata, se non del tutto celata.
Quella della persona che è privata della libertà.
La persona che illustra il mistero di una colpa pur conclamata e, insieme, il primato della dignità di figlio di un Padre preoccupato, sin dall’alba della creazione, di ammonire che nessuno può sostituirsi a lui nel giudizio ultimo ed inappellabile, così come nessuno può rendersi lecito ignorare o negare quella condizione costitutiva di figlio che tutti ci rende fratelli.
Sappiamo con andarono le cose: “Disse Caino al Signore: «Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono! Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e io mi dovrò nascondere lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi potrà uccidere”.
Insieme alla pena:”Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello. Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra».
c’è nella preservazione della dignità umana:
- “Ma il Signore gli disse: «Però chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!».
che trova il proprio compimento nella concreta prospettiva di una redenzione già possibile nel corso della vicenda terrena:
- ”Caino si allontanò dal Signore e abitò nel paese di Nod, ad oriente di Eden”.
l’idea non mendace di una vita nuova, di un futuro:
- “Ora Caino si unì alla moglie che concepì e partorì Enoch; poi divenne costruttore di una città”.
***
Sicchè non è così peregrino pensare che la città dell’uomo, quella città che Caino chiama come un figlio – Enoch – e che ama come un figlio, sia l’esito di una esperienza drammatica, di un rapporto di fraternità difficile, impossibile, corrottosi fino al delitto e tuttavia idonea ad inverare un’esperienza di errore riconosciuto ed emendato e così in qualche modo tradotto nella condizione redentiva di un nuovo inizio.
Certo la città di Enoch non è ancora la Gerusalemme Eterna, ma è ciò che abbiamo.
Allora “cercare” questi fratelli per “trovarli” vuole forse dire andare non solo a riscoprire una delle radici antropologiche della convivenza, ma altresì indagare in profondità la nostra stessa natura, insegnandoci ad amare prima – anzi, al posto – di giudicare.
***
Nemmeno San Matteo però ha indicato una beatitudine bastevole a dire dell’encomio che si deve quando non solo si va a trovare il fratello privato della libertà personale, ma addirittura si porta nell’ Istituto “di pena” quell’incomparabile sollievo alla pena che è la musica.
Così la mattina di oggi trascorsa nella Casa Circondariale di Billiemme, è qualcosa di inedito forse non solo dal punto di vista della cronaca.
La Direttrice del Carcere di Billiemme Tullia Ardito ha invitato Autorità e Volontari, non meno che gli Operatori della Polizia Penitenziaria, il Personale tutto, per un una mattina certo diversa dal solito.
Per Natale un regalo che non è solo un po’ di tempo passato ad ascoltare buona musica, eseguita dalla Camerata Ducale diretta da Guido Rimonda.
Il regalo è il recupero di una dimensione esistenziale pur confinata in quello “spiraglio di luce” negato così spesso anche a chi – come nell’immortale poesia di Langston Hughes - dentro o fuori dal carcere, stia salendo o risalendo la sua scala
- “una scala di legno tarlato
con dentro i chiodi e piena di schegge
e gradini smossi sconnessi
e luoghi squallidi
senza tappeti in terra”.
***
Un momento di speranza dunque, che abbiamo cercato di documentare perché rimanda patrimonio di tutti con il video e con la gallery che trovate a fondo pagina.
Non meravigli – siamo sicuri che sia superfluo precisarlo – se le immagini sono un po’ diverse dal solito: riprese di spalle e volti lontani; non si può sapere se faccia o no piacere essere ripresi e messi sul web.
Non si può parlare di amore senza rispetto, anche se si sacrifica un po’ la qualità delle riprese.
Il plauso all’iniziativa della Signora Ardito è stato unanime: dal Prefetto Michele Tortora, al Sindaco Maura Forte, estendendosi agli interventi dei Garanti Regionale e Comunale dei diritti delle Persone ristrette, Bruno Mellano e Roswitha Flaibani.
Gli interventi di tutti nel video, insieme scampoli di un repertorio veramente eccezionale.
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