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20 September 2018 | Vai alla Prima Pagina
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06/03/2018 - ADDIO A RENZO FRANZO - Galantuomo che ha attraversato il Secolo
( guido gabotto ) - Dopo quella di “umanista prestato all’agricoltura”, definizione che più gli piaceva dare di sé, c’era quella che più amava sentir dire, di sé.
E quella parola capace di inorgoglirlo – ma sempre senza concedersi evasioni da una umiltà non studiata, bensì naturale – era “galantuomo”.
Gli piaceva che di lui si dicesse che era, era stato anche quando era potente, un galantuomo.
Ed è vero.
Renzo Franzo potrà essere ricordato nei vari tornanti di una vita piena, come un vero galantuomo.
Meta di tanti, approdo di pochi.
Ha lasciato questa terra sabato scorso, “sazio di giorni”, come Giobbe.
Ma forse senza avere ancora placato la sete di conoscenza, appagato la curiosità per le “cose nuove” da leggersi nei “segni dei tempi”, pensando al futuro pensandosene parte.
Non per continuare a “contare”.
Anzi, sua era la preghiera di colui che si consegna alla stagione della remissione di incarichi, impegni, responsabilità.
Lo racconta sua figlia Signora Daniela, nello splendido ricordo del padre che, al termine della celebrazione esequiale di stamane – 6 marzo – in Duomo a Vercelli, rivolge alle tante persone che hanno voluto essere qui per l’ultimo saluto all’ “Onorevole”, come noi “giovani” lo abbiamo sempre chiamato, dandogli rigorosamente del lei, perché non veniva proprio naturale dargli del tu.
E non che lui facesse pesare rango, autorevolezza, maggiore età.
Era che si avvertiva di essere di fronte, a colloquio, con un Maestro.
Ed al Maestro di dà del lei, anche se lui ti dà del tu. E sembra una cosa bella e piena di confidenza.
Un ricordo tra i tanti, di quell’ormai lontano 1977, quando si doveva compilare un articolo per il giornale “Il Vercellese”, sulla politica risicola, allora minacciata da un uso distorto dei “montanti compensativi” parte della politica agricola comunitaria.
Il meccanismo di applicazione dei coefficienti era qualcosa che non entrava assolutamente in testa al giovane cronista, peraltro sempre refrattario a tutto ciò che fosse computisteria e calcolo.
L’Onorevole trascorse con chi scrive un intero pomeriggio nella storica sede della Democrazia Cristiana di Via Vallotti, per spiegare tutto dei montanti compensativi.
L’articolo venne fuori, ma ciò che resta di quel pomeriggio è l’insegnamento di come un uomo che ha tutto ed è qualcuno, sappia mettersi a disposizione di un ragazzo che deve fare un compito e che non è nessuno.
Con pazienza pedagogica, attenzione al risultato, cura della relazione, per incoraggiare, nonostante i segni più che evidenti di una “dura cervice” refrattaria a quelle nozioni, per invitare a non desistere.
***
Poi – molti anni dopo – ancora ad incoraggiare un’esperienza nuova.
Eravamo agli inizi dell’avventura di VercelliOggi, allora – 2010 – anche in edizione cartacea.
Tutti i giovedì lo comprava all’edicola vicina alla Redazione, anche a due passi da casa sua.
Quando riuscimmo a mettere le mani su una serie di manifesti elettorali – autentici – della Democrazia Cristiana degli Anni tra il 1948 ed il 1958 gli chiedemmo di commentare con noi il manifesto ed i sentimenti, le pulsioni, i conflitti, della politica di quegli anni, condensati nelle immagini.
Fu Gian Luca Marino a recarsi spesso a casa dell’ “Onorevole” per le interviste che riproporremo a breve in pdf.
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Una grande emozione, poi, ritrovare i manifesti elettorali circoscrizionali, in cui il suo nome compariva con altri candidati.
Qualche nome: Giulio Pastore, Emanuela Savio, Oscar Luigi Scalfaro, Giuseppe Rapelli.
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Non potremmo però trovare parole più persuasive e belle, per raccontare l’Onorevole, di quelle pronunciate in Duomo stamane da sua figlia Daniela.
Un ricordo del papà intelligente ed affettuoso, come ogni padre vorrebbe sapere custodito nel cuore di una figlia.
Lo offriamo volentieri ai Lettori – integrale – nel video che proponiamo, messo a repertorio oggi, nel corso della S.Messa celebrata prima che l’Onorevole partisse poi per la sua Palestro, prima e ultima dimora terrena.

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