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05/08/2020 - VERCELLI, S.EUSEBIO 2020 - Tre domande dopo l'esperienza Covid
L’Arcivescovo di Vercelli, Mons. Marco Arnolfo, ha veramente superato se stesso, oggi in Cattedrale, a Vercelli, per la Festa Patronale di Sant’Eusebio.
Abbiamo davvero il piacere di offrire questo documento, con l’integrale dell’omelia, oltre a qualche scampolo del solenne Pontificale, anche perché è un sapiente modo per “guardare avanti”, senza smarrire il senso dell’esperienza, drammatica e luttuosa, del tempo appena trascorso.
Il “link” per prendere per mano il popolo di Dio che è in Vercelli ed intraprendere un nuovo cammino è tutto rinvenuto e contenuto (e da qui si incomincia a capire che il Presule voli decisamente alto, anche dal punto di vista della “costruzione” del discorso) in ambito ecclesiale.
Si apre oggi, infatti, l’Anno Eusebiano.
Il Giubileo che si concluderà l’anno prossimo, 1 agosto 2021, quando rintoccheranno i 1.650 anni dalla morte del fondatore e Patrono della prima Diocesi piemontese – appunto, Vercelli – e Patrono del Piemonte.
Subito il discorso si appunta su tre domande, che paiono almeno altrettanti “indirizzi”.
La prima: la recente esperienza della pandemia, come ci ha lasciati, come ci ha cambiati?
E’ un’esperienza da non sciupare, così come – il parallelismo con il magistero e la testimonianza eusebiani sono costanti in tutti i 12 minuti dell’omelia – il Protovescovo non si sentì “svuotato” dalla lunga prova della sofferenza, dell’esilio, delle umiliazioni e patimenti, ma arricchito in umanità.
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La seconda domanda è: come ripartire?
Cercando, anzitutto, di non ripetere gli errori di prima.
Quelli che Papa Francesco, nella surreale atmosfera del 27 marzo scorso, nella Piazza San Pietro deserta, ha condensato in una idea guida: ci eravamo illusi di poter essere sani in un mondo malato.
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La terza domanda – indirizzo è: concretamente, cosa fare per ripartire?
In un solo modo: si può ripartire davvero solo “insieme”.
E qui Mons. Arnolfo richiama una felicissima intuizione dell’allora Card. Joseph Ratzinger, che propose l’immagine di un chiodo robusto e ben fisso nel muro.
Il “chiodo” rappresentato da due cose da “fissarci”, appunto, bene in testa.
Le due certezze sulle quali costruire tutto il resto.
La prima: Dio è Padre e – la seconda – Dio è il Creatore.
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Padre di tutti: siamo tutti figli di un unico Padre.
Ma – Dio è il Creatore – dobbiamo sapere che Dio non ha dato all’uomo il compito di prendersi cura del creato, perché questo compito fosse travisato.
Perché questo prendersi cura fosse snaturato, perché il creato fosse deturpato, depredato, “consumato”.
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La cifra di questa esperienza pastorale, del Successore di Eusebio che arriva dai campi, da una famiglia dedita alla campagna, nella profonda pianura della provincia di Cuneo, è – forse – il secondo chiodo, cui nemmeno il Card. Ratzinger pensò.
Perché Mons. Arnolfo, fin dal suo primo giorno in Diocesi, in quel lontano 11 maggio 2014, subito fece capire che al centro del proprio magistero avrebbe posto una insistente azione educativa sul rapporto tra uomo e natura.
Lo possiamo sentire direttamente, andando di nuovo a quel giorno, seguendo la diretta streaming di VercelliOggi.it.
Un’intuizione tutta sua perché – si badi – la celebre e fondamentale Enciclica di Papa Francesco, la “Laudato Si”, è del 2015, un anno dopo.
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